Estratto di Sinola

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Estratto di Sinola, P. Ceccarini (Prospero editore) PDF

PAOLO CECCARINI

SINOLA

I. TYDUS

Tydus, lo stato più grande e popolato del pianeta, contava circa un miliardo di abitanti nel 3130. I tydusiani avevano le sembianze di bambini: a dieci anni la loro crescita si arrestava. Tra gli undici e i ventisei anni potevano diventare barbuti o calvi, mentre a ventisette i loro capelli si imbiancavano di colpo. E per bianco, si intende il bianco immacolato di un foglio di carta.
Nel 3130 i tydusiani elessero un governo nazionalista e protezionista che si rivelò simile a un regime militare. Gli autoctoni lavoravano duramente, ma non si lamentavano, perché avevano ottenuto una diminuzione drastica della disoccupazione e della criminalità. Le sommosse, gli atti di violenza e i furti, causati in passato dagli squilibri sociali, non avvenivano più. I poliziotti vagavano di notte e mettevano tutti al muro: coloro che non avevano un soldo in tasca venivano interrogati; coloro che vagavano sprovvisti della tessera magnetica per entrare a lavoro rischiavano di essere esiliati nel villaggio Kada, un agglomerato tecnoprimitivo controllato dai soldati, dal quale era praticamente impossibile fuggire. Kada ospitava i presunti criminali; i cattivi, quelli veri, venivano spediti nella prigione ai piedi del monte Sanjo.
A parte lo stress lavorativo, la massa intorpidita si sentiva perlopiù serena e non percepiva la tensione del mostro che aveva messo al comando.
Il 3130 fu un anno di intensi cambiamenti. Uno di questi ebbe il principio nella modesta casa di Sarus, un operaio trentenne residente a Vista, la capitale tydusiana.
Sarus conduceva una vita solitaria da sempiterno squattrinato, buono e ben disposto con chiunque. Il suo lavoro era il peggiore che si potesse immaginare: pezzetto per pezzetto, costruiva le armi per la Milizia Nazionale tydusiana. Fondeva, saldava, martellava e trattava materiali incandescenti. Le sue mani da bambino erano logore e strinate. Ma Sarus non era un semplice disgraziato: era uno scienziato che si dilettava a brevettare oggetti assurdi e geniali. Era così che faceva fuori il suo salario.
Sarus di recente aveva inventato le cesoie intelligenti, un’arma per difendere la propria casa dagli intrusi. Le cesoie andavano programmate dal possessore: bastava accenderle e portarle con sé per ventiquattr’ore esatte, ed esse registravano gli impulsi mentali scaturiti dal panico e dalla paura avvertendoli come forme di tensione. Successivamente, le cesoie intervenivano in favore del proprietario a seconda dell’input ricevuto, qualora questi fosse importunato o sottoposto a un attacco violento. Erano una trovata eccezionale, ma Sarus non le rendeva pubbliche, poiché supponeva
che potessero reagire agli umori negativi del padrone in assenza di una reale minaccia.
Nel medesimo periodo, Sarus aveva iniziato un esperimento per creare una tintura permanente per capelli; poi, modificando gli ingredienti, aveva dato origine a un liquido anomalo che chiamò Kritsch. Sarus era in stato d’agitazione: l’intuito gli suggeriva di non sprecarlo, ma non ne comprendeva a pieno le qualità.
Un giorno rincasò molto arrabbiato perché si era rotto un dito al lavoro. Le cesoie intelligenti impazzirono, schiantandosi e spezzandosi sulla superficie del Kritsch adagiato in una bacinella. Sarus dovette confermare la pericolosità delle cesoie, ma ciò che destò di nuovo il suo interesse fu lo strano liquido. «Come diavolo è possibile? Non ha neppure zampillato. Avevo capito che fosse resistente, ma è comunque poltiglia.»
Durante la settimana, Sarus verificò la resilienza del Kritsch con varie armi che assemblava al lavoro.
«Neanche i proiettili lo scalfiscono. Si muove appena. Incredibile.» Sarus sospirò. «Se solo riuscissi a solidificarlo…» Dopo una lunga serie di fallimenti, restavano due strade:
la polvere di Jexo e quella di Kretz. Con la prima, il Kritsch si induriva, ma l’alterazione della composizione chimica ne comprometteva l’indistruttibilità. Per usare la seconda, Sarus dovette aspettare lo stipendio e spenderne la metà per acquistarne un mucchietto. Il suo investimento e la sua tenacia lo premiarono: la polvere di Kretz funzionava. Il Kritsch diventava solido e i colpi d’arma da fuoco non gli procuravano nemmeno un graffio.
«Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta! Questo mattone vale una fortuna» esclamò con le lacrime agli occhi.
Nel terzo mese del 3130, lo scienziato attirò l’attenzione dei pezzi grossi dello Stato, che decisero di testare la validità
della sua scoperta nella torre-grattacielo di Vista, sede centrale del governo.
Il mattone Kritsch fu posizionato nell’area scientifica, in una stanza rotonda con le pareti di vetro antiproiettile prodotto a Samara. Nella sala, fecero irruzione due tydusiani della Milizia Nazionale armati fino al collo. Le autorità, gli scienziati governativi e Sarus assistettero alla dimostrazione nel corridoio circolare che cingeva la stanza.
I militari fecero di tutto per demolire il Kritsch.
«Accidenti, è integro. Mai vista una cosa del genere» affermò sbigottito uno dei soldati.
«Lo step principale è superato. Passiamo agli esami specifici sulla struttura molecolare» dichiarò uno degli scienziati del governo.
Nel frattempo, Sarus ammirava lo spaventoso paesaggio metropolitano di Vista da un’ampia vetrata. Ovunque si ergevano colossali strutture metalliche con miliardi di luminescenze, sotto il morbido blu della sera. Sentiva il potere scorrere nelle proprie vene, la città che si restringeva sotto di sé. Era arrivato in cima alla torre.
Presto Sarus fu accompagnato all’uscita del palazzo da un funzionario dello Stato. «Le fasi fondamentali hanno fornito dei riscontri positivi. Complimenti per il lavoro svolto, siamo certi che sarà di beneficio per l’intera popolazione. Sarà nostra premura contattarla per i compensi, calcolati all’esito degli studi più accurati.»
Sarus, scioccato dalla tempesta adrenalinica di quel pomeriggio, non dormì per tre notti. Quando la sua vita tornò alla normalità, gli sembrò noiosa come prima, finché non ricevette una lettera con un assegno allegato. Era il gruzzolo di quattro anni di salario da operaio. L’euforia lo inebriò, ma ebbe la lucidità di chiamare il suo capo e licenziarsi all’istante.
Nella missiva, gli scienziati spiegavano che il mattone Kritsch, probabilmente, avrebbe resistito persino alle Armi Speciali, armi in grado di sterminare la popolazione di Tydus in un solo colpo. Questa teoria non poteva essere dimostrata, ma aumentava il valore della scoperta agli occhi dei governatori di Tydus.
La polvere di Kretz, indispensabile per solidificare il liquido Kritsch, era costosa e rara, perché si ricavava dalla roccia in cima al monte Morai, a ottomilacinquecentoquarantadue metri. Il materiale fu impiegato per le maggiori strutture statali e per le abitazioni dei personaggi più influenti e benestanti di Tydus.
In seguito, lo Stato iniziò a vendere i “Mattoni Indistruttibili Kritsch” comunicando esclusivamente che si trattava di un materiale più robusto del vetro di Samara. I tydusiani che se li potevano permettere li usarono per edificare piccoli rifugi. La formula rimase segreta; il materiale non fu mai esportato.

Gelo

Tre anni dopo, nel 3133, Sarus aveva accumulato molto denaro grazie alle percentuali sulle vendite del prodotto. Ogni giorno guardava soddisfatto sul minischermo Fisc il conto che s’ingrossava e ricordava la luce dei neon della torre di Vista.
Se la sua opera fu molto gradita allo Stato, lo Stato non gradì Sarus: lo scienziato odiava il regime e, durante le sporadiche interviste dei media tydusiani, lo infamava a più non posso reclamando i diritti dell’uomo che venivano costantemente violati.
Sarus fu esiliato a Gelo, dove il governo poteva tenerlo a bada e farlo progressivamente dimenticare alla gente. Se non lo confinarono a Kada, fu perché avrebbero perso il consenso di una parte della popolazione.
Gelo era ai limiti della civiltà per via del clima e dell’ubicazione. La campagna circostante terminava sul fronte orientale con il muro naturale di settecento metri costituito dall’altopiano delle Steppe Artiche, che si innalzava come una statua spezzata.
Gli abitanti di Gelo vivevano soprattutto dei modesti prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato. Avevano uno status sociale molto simile tra loro, a eccezione di Sarus.
Nel centro cittadino, in un viottolo di palazzi alti una quindicina di metri, che parevano sorretti dalle impalcature, Sarus andava spesso a farsi un goccio. C’era una bettola di ubriaconi che ricordavano i pirati del sud. Sarus era ricco, appagato dai suoi successi e non faceva più l’operaio, mestiere che detestava, eppure non era mai stato così infelice.
Saya era la cameriera del locale. Era abituata a tenere atteggiamenti austeri per sopportare i comportamenti insolenti di quei manigoldi. La prima sera che incontrò Sarus, non fece una figura migliore di quelle bestie. Si presentò, infatti, con un giaccone largo, liso e stravagante; era emaciato e su di giri. Aveva trentatré anni e l’unica testimonianza della sua età era una chioma folta e canuta che gli spioveva a ciocche sulla fronte e intorno agli occhi. Non aveva un pelo in tutto il corpo né un ciuffetto di barba.
Saya, come lui, si perdeva nei vestiti. I suoi capelli erano scuri: aveva ventisei anni.
«Rum tydusiano liscio, per favore» chiese Sarus sorridendo, cercando di fare colpo con lo sguardo.
Saya lo servì e subito si voltò, in preda alla timidezza. Cogliendo i segnali della ragazza, Sarus non la mollò per un istante; scherzava e le raccontava il proprio passato a Vista. Lei rispondeva tutta affaccendata, riconoscendo la gentilezza d’animo del cliente, sebbene fosse alticcio.
Alle due del mattino, nella locanda, erano rimasti solo Sarus e Saya. La cameriera, ricambiando la fiducia dell’uomo, parlò della propria umile vita. Nel resoconto lineare e senza strappi, però, c’era qualcosa che stonava.
«Sei turbata, non è vero?» Saya tacque.
«Il tuo segreto è al sicuro. Sputa il rospo.»
«D’accordo. I miei genitori mi hanno lasciato un grosso debito da saldare. Qui percepisco uno stipendio da fame. Sono nei guai.»
«Potrei aiutarti, ma devi promettermi che uscirai con me.»
«Affare fatto, ma non accetto il tuo aiuto.»
«Maleducata» scherzò lui.
«Come puoi tirarmi fuori da questo pasticcio? Non credo che tu…»
«Fidati di me.»
«Non è il “fidati” più convincente che abbia udito, ma ribadisco che voglio vederti.»
Sarus era estasiato. Da giovane ne aveva avute di ragazze, ma stavolta era diverso. Si sentiva spaesato dinanzi a tanto splendore e non tentò di baciarla perché il suo fiato di rum non le sarebbe piaciuto.
Per il primo appuntamento, Sarus la portò a cena nel posto meno squallido di Gelo. Saya rideva come un’adolescente per l’emozione, infilata nel solito abitino bianco. Sin dalle battute iniziali, restò affascinata da Sarus; al termine del pasto, il dialogo era più vivace che mai.
«Sei un tipo strano» gli disse.
«Io?»
«Sembri arrivato da un altro pianeta. È come se fossi distaccato da tutto ciò che accade qui. Sei un uomo sensibile e hai una spiccata empatia; con il cuore sei vicino ai tuoi simili, ma la tua mente è rivolta all’assoluto.»
«All’assoluto o al microscopico.»
«D’altronde sei un inventore. È normale che sia un po’ disadattato.»
«Non esagerare con i complimenti. A ogni modo mi inchino alla tua intelligenza. Mi hai capito di più tu in cinque ore che la mia povera madre in ventisei anni.»
Saya, lusingata, nascose istintivamente la bocca con una mano; Sarus le afferrò l’altra con dolcezza. In quel momento cominciò la loro storia d’amore.
Qualche mese più avanti, in un mattino piovoso, Saya ricevette una lettera. Sarus, che era con lei, la vide impallidire.
«Cosa succede?»
«Niente.»
«È per via della posta?»
«No.»
Lui la rimproverò con lo sguardo e lei gli porse la busta.
«È la Polizia Finanziaria.» Saya tremava, in silenzio.
«È il famoso debito?» Sarus la aprì. «C’è da pagare la cifra entro due settimane.»
«Quanto?»
Sarus mostrò il foglio; Saya scoppiò in lacrime. La soccorse con un abbraccio. «Salderò il tuo debito. Sono innamorato di te. Non preoccuparti.»
«Anche io sono innamorata, ma non posso ridurti sul lastrico.»
«Saya, ho abbastanza denaro per entrambi. Vendiamo le nostre case e acquistiamone una in periferia.»
Lei non riuscì a rispondere. Soffocata dal pianto di commozione, lo strinse con delicatezza.
Trenta giorni dopo, Sarus e Saya comprarono una villetta in campagna, a ridosso del muro improvviso dell’altopiano delle Steppe Artiche, al confine orientale di Tydus. Sarus la rivestì con i mattoni indistruttibili. I due si godevano il periodo più bello della loro vita: Sarus aveva perso molti soldi, ma aveva sconfitto la solitudine; Saya era libera dai suoi fantasmi.

II. ANNO 3134

Il dominio dei folli

All’alba del nuovo anno, il 3134, il governo di Tydus definiva gli obiettivi dei mesi successivi. Ashtor era il giovanissimo ed esaltato presidente dell’oligarchia tydusiana in carica, un vero leader nonostante i suoi ventisette anni. Oltre a lui, s’imponevano Kinley, Ruvi e Trevor, ma la loro influenza era decisamente minore.
Ashtor iniziò: «Con le Mura Speciali, noi siamo i più forti. È chiaro? Gli scienziati assicurano che possono contenere persino un attacco con le Armi Speciali. Adesso possiamo permetterci qualche azzardo in più.»
Kinley, il più moderato, intervenne: «Non corriamo, Ashtor. Dove vuoi arrivare?»
«Lezione di geografia. Ruvi, qual è la città più potente al mondo?»
«Non c’è dubbio: Sinola.»
«Che si trova nel paese di Lagerback, giusto? Che come sappiamo è… Trevor, a te.»
«La Terra senza Leggi.»
Kinley si arricciò la barba canuta. «Come pensi di prenderla?»
Ashtor si alzò e allargò il torace, ma non fu di grande impatto. Li guardò in faccia, uno a uno. «Semplice, comunichiamo a Lagerback che Sinola è nostra. Hanno un magro esercito di volontari e, per organizzarsi, in quell’orda anarchica, ci metteranno troppo tempo. Dovranno cedere. Se si opporranno, gli diciamo che siamo pronti a diffondere la Febbre Nera a Sinola. Quest’arma batteriologica, come sapete, è letale. Lo sterminio avverrebbe in meno di un mese; e sulle strade neanche un graffio.»
«E se non mollano neppure alla minaccia della Febbre Nera?» domandò Ruvi.
«La usiamo sul serio.»
Kinley cercò di sedare i facili entusiasmi: «Ashtor, gli altri stati, in particolare Seacross, che ormai è una potenza planetaria, non potranno accettare una tale provocazione. Voglio dire: se saltano gli equilibri rischiamo la guerra con Seacross.»
Ashtor tuonò: «Rischiamo davvero? Non dimentichiamo che siamo i più numerosi. I primi siamo noi, non loro. Siamo noi. Attaccheranno? Credo di no, signori miei.»
Al termine del dibattito, la proposta di Ashtor venne approvata; il solo oppositore fu Kinley. Sinola era la capitale più estesa e avanzata nel pianeta. Era una spanna sopra a Vista. Tutti volevano dominarla.
Il progetto fu deliberato. Tydus avrebbe annunciato ai mass media lagerbackiani la presa non violenta della capitale Sinola. All’eventuale resistenza, Tydus avrebbe risposto con una nuova intimidazione: quella della diffusione della Febbre Nera.
Lagerback non aveva leggi e la popolazione era pacifica. Per le emergenze di carattere internazionale, c’era un esercito di volontari che, possedendo le armi, si affermava come l’unica autorità del paese.
Il mese successivo, il governo tydusiano passò all’azione. La richiesta di Tydus di assumere il comando di Sinola inondò i giornali e gli schermi di Lagerback. L’esercito lagerbackiano, seppur disorganizzato, programmò un referendum per i cittadini. La Terra senza Leggi ottenne una risposta ben precisa: Lagerback non avrebbe ceduto Sinola a nessuno.
Tydus procedette con un ultimatum scritto: “Lagerback dovrà firmare la resa entro settantadue ore. Allo scadere del tempo, la Febbre Nera cancellerà i sinoliani.”
Con grande sorpresa dei lagerbackiani, solamente sedici ore dopo, il virus fu sprigionato a Gongola, la seconda metropoli di Lagerback.
Al momento dell’attentato, Ashtor passeggiava ignaro di tutto nel centro di Vista. Ruvi lo raggiunse trafelato.
«Che diavolo vuoi?»
«Gongola. Hanno attaccato Gongola con la Febbre Nera.»
«Ruvi, sei sbronzo? Che cosa c’entra Gongola?»
«Non lo so. Dobbiamo riprendere le negoziazioni.»
«Chi è stato?»
«Non ne ho idea, ma il pianeta intero ci punta il dito addosso.»
I tydusiani per la prima volta erano sulla difensiva. Essi non erano i responsabili dell’attacco. Cercarono di spiegare
per settimane che non avevano motivo di contravvenire al loro stesso ultimatum, né di uccidere i gongoliani. Tuttavia i lagerbackiani, ingannati e scioccati, non avevano dubbi sulla colpevolezza di Tydus.
La milizia di Lagerback, riunita a Sinola, convocò gli stati vicini per l’emergenza internazionale. Lagerback, con la sua mancanza di poteri definiti, non poteva che chiedere aiuto, uomini e armi. Lagerback mirava all’appoggio di Seacross, la seconda nazione d’importanza planetaria in rapida ascesa, che aveva un esercito ben equipaggiato. Al vertice di Sinola, oltre a Seacross, parteciparono anche Kaspel, Vinoko e Sist, tre stati assai differenti. Kaspel e Vinoko erano isole povere che speravano di ottenere un sostegno economico; Sist, invece, paese piccolo ma molto progredito, aspirava a diventare una sorta di vice Seacross e avere accesso a nuovi benefici.
Lagerback e gli altri staterelli pensavano a un attacco a Tydus con uomini appiedati, ma il governo di Seacross non era dello stesso avviso. Kaisho, il Re di Seacross, durante il vertice sinoliano, sbraitò: «Perdere i nostri uomini? Quegli infami ci hanno fregato, hanno colpito Gongola a tradimento e non si fermeranno. Vogliono il dominio su ogni terra. Dobbiamo castrarli, annientarli, o saremo tutti puniti.»
Sinola dipendeva da Kaisho che, consapevole della propria posizione, pensava di eliminare alla radice il problema del testa a testa con il nemico. «Tydus ha violato un ultimatum firmato dallo stesso Ashtor. Non possiamo fidarci di questi demoni; sono pericolosi, impulsivi, fuori controllo. Radere al suolo Tydus, ecco cosa dobbiamo fare. Utilizzare le Armi Speciali prima che lo facciano loro.»
Esagerando i fatti, Kaisho terrorizzò i presenti. I lagerbackiani non potevano contraddirlo: era l’unico in grado di proteggere Sinola. Sist avrebbe assecondato qualsiasi disposizione di Seacross pur di perseguire i propri interessi; gli altri stati non avevano alcun potere. Pertanto, fu deciso: in quell’oscuro 3134 sarebbe avvenuta la strage dei tydusiani. Nel frattempo, Gongola strepitava. Lagerback, supportata da Seacross, eresse una muraglia immensa attorno a Gongola per evitare che il virus contagiasse le popolazioni limitrofe. La Febbre Nera, però, produsse un evento inatteso: numerosi gongoliani, logorati e scarnificati, sopravvissero. Rinchiusi dalle mura, all’insaputa del resto dei lagerbackiani, si nutrivano dei cadaveri e procreavano con facilità, mettendo
alla luce altri mostri con la pelle erosa e le ossa deformate.

Il tramonto di Tydus

Kaisho preparava i suoi all’offensiva con le Armi Speciali; i contatti con Tydus rimasero stabili per prolungare la situazione di stallo. I governatori tydusiani erano interdetti per via dell’attacco a sorpresa subito da Gongola, del quale non erano responsabili.
Riguardo alla tragedia gongoliana, la maggior parte della popolazione di Tydus credeva che l’attentato fosse avvenuto per mano del proprio governo come atto intimidatorio per ottenere la cessione di Sinola. Questa era la pista più ovvia nonostante i media, pilotati dalla classe politica, tentassero in ogni modo di dimostrare il contrario.
Il governo di Tydus veniva aspramente criticato: la gente reclamava affinché prendesse una posizione, dal momento che la minaccia di un attacco dall’asse Seacross-Lagerback era più che concreta. L’esercito tydusiano si preparava a combattere, mentre le trattative con i paesi avversi continuavano tra le terrorizzate proteste del popolo.
La vita di Sarus e Saya proseguiva in uno stato di calma apparente: lui si prodigava con i soliti strampalati esperimenti; lei lavorava al bar. La loro quotidianità sottendeva la preoccupazione per i disordini interni e l’allarme di un’imminente guerra.
Una sera si addormentarono presto, dopo una cena sostanziosa. Sdraiati sul letto gigantesco, immersi in un sonno indisturbato, con la console per videogiochi Ultra-MD (Movie Definition) accesa, parevano due veri e propri bambini di dieci anni.
Alle ore tre e zerouno del mattino, un fulgore abbacinante ferì i loro occhi. Una fiamma, accompagnata da un tuono devastante, si levò e si arrotolò. Sarus e Saya si abbracciarono intimoriti e guardarono fuori dalla finestra. Gelo si spegneva, una luce appresso all’altra, in macerie e fumo che imbiancava la notte. A poco a poco il rombo si avvicinava e avvolgeva la casa di Sarus fino a sbattere sull’altopiano.
«Un attacco, un tremendo attacco» esclamò Sarus.
Saya non riusciva neppure a parlare: tremava, sudava, piangeva.
«Chi mai può aver attaccato Gelo?»
Saya, nello sgomento, trovò la forza di ringraziare il suo compagno: «Non capisci, Sarus? Siamo salvi: le Mura Speciali hanno resistito.»
«È vero!» i suoi occhi si illuminarono d’orgoglio nel bagliore atroce «ma perché proprio Gelo? È una città modesta, insignificante.» Sarus si infilò un giaccone lanoso, grigio, fatto a mantella.
«Dove vai? È pericoloso!» Comprendendo che non si sarebbe fermato, Saya lo seguì.
Sulla soglia della pesante porta di muratura, osservarono la distesa di cenere di fronte a sé. Gelo sembrava scomparsa. La distruzione avanzava verso il sud di Tydus con un suono
simile a un terrificante vento, che riempiva l’aria e riecheggiava sul muro naturale dell’altopiano dietro di loro.
Gli innamorati si incamminarono per raggiungere il centro di Gelo. Macerie. Nient’altro che macerie.
Alcuni aerei neri e piatti volteggiavano nel cielo tydusiano. Il capitano di un’aerondine – così si chiamava quel tipo di velivolo –, in contatto con Kaisho, gridò nel microfono:
«Qualche struttura non ha ceduto, ma Tydus è ridotta a un ammasso di polvere.»
Sarus riconobbe l’aerondine dal leggero fischio che emetteva. «Seacross! Seacross ci ha attaccato! Ci ha attaccato con le Armi Speciali, ne sono quasi sicuro.»
Più tardi si udì urlare: «Due superstiti!» Era un infermiere su una spartana auto medica bianca con una croce azzurra sul fianco. Correva al massimo che poteva, ma quella carretta faceva solo un gran chiasso.
«Ehi! Cos’è successo a Tydus? Seacross ci ha bombardato con le Armi Speciali, scommetto.»
«Sì. Molti tydusiani si sono salvati in dei rifugi particolari, costruiti con un materiale che personalmente non conoscevo neppure. Il governo deve aver fiutato la potenziale offensiva aerea seacrossiana e ha comunicato con i megafoni S2 di recarsi nelle strutture protette. È certo, a ogni modo, che Ashtor e i suoi non pensavano che potessero utilizzare addirittura le Armi Speciali. Io mi sono salvato perché ero di turno all’Ospedale 4 di Vista al momento della deflagrazione.»
Sarus aggrottò le sopracciglia capendo che il governo gli aveva mentito: non aveva informato la popolazione dell’importanza radicale delle Mura Speciali, per non farsi arraffare l’invenzione all’estero. Rimasero intatti solo gli edifici dello Stato, i rifugi, le case dei politici e di qualche benestante che aveva investito sul materiale “più resistente del vetro di Samara”.
Tydus fu catapultata in una nuova era. Del miliardo di abitanti era sopravvissuto meno della metà. Senza le strutture di mattoni Kritsch sarebbero scoppiate anche le Armi Speciali di Tydus. Secondo gli scienziati l’ulteriore esplosione avrebbe formato un immenso avvallamento: Tydus si sarebbe trasformata in una gigantesca conca vulcanica. Un altro ipotetico rischio scampato fu la scomparsa del vastissimo terreno pianeggiante tydusiano: sprofondando sotto il livello del mare a seguito della doppia esplosione, sarebbe rimasta in superficie solo la catena montuosa del nord.
L’attacco seacrossiano alterò il clima di Tydus, che divenne più freddo e arido. Gli isolotti tydusiani del sud furono sommersi. I danni provocati dalle Armi Speciali non interessarono solo Tydus: si scoprì ad esempio la nascita di una zona con elevatissima frequenza di smottamenti sismici a est del Whiteyed land, tra le Steppe Artiche e la catena Sumatra.
Il governo di Tydus abdicò prima di essere assassinato a calci e bastonate dai sopravvissuti.
Ashtor, il capo e il più estremista, si pentì. Strano, per una testa calda come lui. Aveva agito precipitosamente e senza immaginare le conseguenze del suo atteggiamento aggressivo e sciovinista. Adesso aveva di fronte agli occhi il frutto dei suoi errori. Nonostante il tormento per le morti che in qualche modo aveva causato, era furibondo con i seacrossiani. Ashtor era convinto che proprio Seacross avesse attaccato Gongola con la Febbre Nera per incastrare Tydus e conquistare Sinola al suo posto.
Non molto tempo dopo la strage, numerose informazioni filtrarono a Tydus testimoniando la colpevolezza di Seacross per il massacro di Gongola. Le supposizioni di Ashtor erano vere. I tydusiani, spinti dalla rabbia, avrebbero voluto contrattaccare utilizzando le Armi Speciali, ma la situazione sarebbe diventata insostenibile. Dovevano riprendere in mano la propria vita e ricostruire il paese.
Il quadro politico internazionale post-genocidio fu presto chiaro: Tydus era disintegrata; Seacross stringeva nelle proprie mani il destino del pianeta. Lagerback, tradita e usata, aveva perso le sue maggiori città: Sinola era sotto il controllo informale dei seacrossiani; Gongola era una gabbia piena di mostri. Sist, Kaspel e Vinoko confermarono l’alleanza con la nazione dominante, anche se ormai era noto che Re Kaisho fosse il principale responsabile degli eventi nefasti. Così facendo, Sist, che era un boccone prelibato, si assicurava di non finire sotto l’assedio dei seacrossiani. Kaspel era indifferente a ciò che accadeva, ma era meglio stare con i più forti per non avere problemi. Analogamente, Vinoko non poteva voltare le spalle a Seacross, sebbene fosse martoriata dai cambiamenti climatici causati dall’esplosione delle Armi Speciali. Nella calda isola del sud la temperatura si era alzata consentendo l’avanzamento della desertificazione. L’aumento della povertà costringeva numerose famiglie a emigrare a Zanius, Tydus o a Lagerback. I paesi pacifici, Ahlo, Mahmlo e Zanius, mantennero la neutralità.
Tydus era a terra, ma grazie all’invenzione di Sarus i centri più importanti erano ancora attivi e avrebbero guidato la ripresa economica nelle loro immediate vicinanze. La rinascita sarebbe proseguita a stento nel resto del paese dove c’erano poche strutture protette dalle Mura Speciali. In altre parole, nelle città più grandi e ricche, le prospettive erano decisamente migliori rispetto ai piccoli centri come Gelo che, a eccezione di pochissime abitazioni e qualche rifugio, era rasa al suolo.